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Decreto Dignità: le nostre 16.000 imprese stanno con Di Maio e Salvini, serve alla crescita del nostro paese. Le associazioni di categoria non rappresentano gli interessi delle imprese ma solo i propri e quelli dei “trombati” dalla politica.

Siamo stanchi di sentire sedicenti associazioni di categoria che attaccano Di Maio e Salvini sul decreto dignità in nome degli industriali, artigiani, dei commercianti e dei lavoratori. Parlano del decreto dignità, facendo credere che tutte le imprese siano contro questo decreto. Ma come si permettono di parlare in nome di chi non rappresentano.

Da un recente sondaggio, l’82,41% degli imprenditori conoscono poco il decreto dignità e per noi non lo conoscono nemmeno la stragrande maggioranza dei consulenti e alcuni giornalisti.

Ma di che si parla?

La discussione del decreto dignità si è focalizzata prevalentemente sui contratti a termine, anche se prevede molto altro. I contratti a termine prima duravano 36 mesi ora 24 mesi, prima si potevano fare 5 rinnovi oggi 4 e dopo il primo contratto a termine di 12 mesi, si devono inserire le causali.

Gli imprenditori sono contenti”: chi vuole essere competitivo e vuole far crescere la propria azienda utilizza i contratti a tempo indeterminato, magari preceduti da un contratto a termine di 12 mesi, così come è previsto nel decreto dignità. In buona sostanza nulla di così catastrofico nel decreto dignità eppure c’è chi strumentalizza il nulla.

Una vera perversione italiana!

La strumentalizzazione che queste sedicenti associazioni stanno mettendo in atto è talmente ridicola, che mi vergogno di essere italiano. Millantano la rappresentanza e nel 2018 c’è ancora chi gli crede.

Questo scandalo deve finire… queste associazioni prima di aprire bocca su una categoria devono dimostrare, con i fatti, di rappresentarla legittimamente, altrimenti rischiano anche delle denunce pesanti, che nei prossimi mesi non escludiamo di fare.

QUESTE ASSOCIAZIONI RAPPRESENTANO SOLO GLI INTERESSI PROPRI E NON QUELLI DELLE IMPRESE CHE DICONO DI RAPPRESENTARE.

CNA e CONFARTIGIANATO hanno perso la stima delle imprese, hanno perso le imprese eppure continuano a far finta di nulla, continuano a millantare rappresentanze che non hanno più da decenni e continuano a chiedere nuove leggi ad hoc a discapito degli associati che dicono di rappresentare, mentre in realtà sono leggi che portano vantaggi solo ai loro interessi personali.

Che queste associazioni stiano con una parte politica precisa è ormai risaputo, però se ne devono fare una ragione, il governo è stato eletto dal popolo ed oggi Lega e M5S insieme valgono più del 60%, vuol dire che 28.200.000 di italiani du 42.000.000 apprezzano il loro lavoro; ci si chiede come si permettano queste associazioni prive di mandato di rappresentanza di far credere l’incredibile anche sul decreto dignità.

Oltre a questi carrozzoni, ci si mette anche una parte della stampa, che sta dalla stessa parte politica, che cavalca la protesta contro questo governo, portando come argomentazioni IL NIENTE.

La stampa di questi giorni, assurdo da leggere, ma questo scrive: La Repubblica: “quel pezzo di nord ultraleghista che si ribella alla linea Salvini”, oppure Libero: DISASTRO GRILLINO – Imprenditori e operai d’accordo: Di Maio aumenta la precarietà.

Usare 600 imprenditori veneti, che rappresentano lo 0.01% delle imprese italiane per cavalcare la protesta, dimostra ancora una volta quanto CONFINDUSTRIA non conti più nulla. Un’associazione di tutto rispetto, come la Bundesverband der Deutschen Industrie, (Federazione delle Industrie Tedesche) non avrebbe mai fatto scrivere a 600 imprenditori una lettera di protesta così assurda, ma avrebbe scritto in prima persona le vere motivazioni di dissenso, che ovviamente non ci sono.

Quando un’associazione non conta nulla, fa sottoscrivere le singole comunicazioni ai propri associati. Viva l’Italia!

Al presidente Massimo Finco, che attacca Di Maio dicendo «non ha mai lavorato in vita sua» e se la prende anche con il presidente della Regione, il leghista Luca Zaia, dicendo: «che non può far finta di niente in cambio di un barcone di immigrati in meno».

Al presidente Massimo Finco vorrei chiedere:

Per Industry 4.0, vi servono contratti a termine oltre 24 mesi e 5 rinnovi?

La vostra visione di questo paese è avere più immigrati analfabeti al lavoro nelle imprese italiane?

Per far crescere le imprese vi servono contratti a termine con persone non specializzate o contratti a tempo indeterminato con persone specializzate?

Laura dalla Vecchia: la vicepresidente di Confindustria Vicenza, entrata nel “G20” del consiglio generale di Confindustria nazionale, dice: “La lega accetta il baratto tra il decreto dignità e il blocco dei barconi. Scherziamo? A noi tra l’altro gli immigrati servirebbero eccome”.

Trovo davvero poco corretto che 4 persone, a capo di associazioni rappresentative solo nell’apparenza, cerchino di mettere in difficoltà il governo eletto dagli italiani con argomenti così banali e ridicoli: “il contratto a termine”.

La quasi totalità degli imprenditori italiani (artigiani, commercianti e industriali) sono delusi da queste sedicenti associazioni di categoria, le istanze non sono i contratti a termine o il decreto dignità, che se pur perfettibile è un primo passo verso il cambiamento di questo paese rappresentato da associazioni preistoriche.

Le imprese chiedono a gran voce poche cose, come ad esempio: riduzione del cuneo fiscale sui contratti a tempo indeterminato, la lotta all’abusivismo, la lotta alla contraffazione, riduzione dell’importazione selvaggia di prodotti cinesi a basso costo, la difesa del made in Italy, riduzione dell’importazione scellerata di prodotti agroalimentare a basso costo ecc. ecc. Questo è quello che impedisce le assunzioni, non certo il decreto dignità e mi meraviglio come questi 600 imprenditori veneti si siano prestati ad una così bassa protesta, probabilmente pilotata da qualche associazione, priva di legittimazione.

Cari imprenditori veneti, non fatevi strumentalizzare da questi 4 radical chic, che fanno i professori con le imprese degli altri, difendendo un establishment indifendibile  e cominciate a scuotere CONFINDUSTRIA e chiedetegli come mai in un contesto di mercato dominato dai colossi tedeschi, francesi e britannici, la manifattura italiana resta molto indietro rispetto ai competitor e si deve accontentare delle briciole, in termini di ricavi e investimenti, anche a causa di un’incapacità di generare profitti.

È sempre colpa dei governi?

O forse ci si deve chiedere se CONFINDUSTRIA è all’altezza di Bundesverband der Deutschen Industrie (Federazione delle Industrie Tedesche)?

La crescita delle imprese e del buon paese, passa dalla dignità

Il Presidente di Confartigianato Giorgio Merletti dice: “Le misure sui contratti a termine contenute nel Decreto dignità confermano i nostri timori: si introducono rigidità e costi per le imprese senza peraltro creare benefici per i lavoratori. Non è così che si favorisce l’occupazione”.

CONFARTIGIANATO è campione nazionale di precarietà, da oltre un decennio, propone figure intermedie in concorrenza alle figure professionali già esistenti e già regolamentate, ha come obiettivo quello di annullare una categoria preziosa come quella dell’estetica, per produrre tante piccole categorie inutili al mercato e ai consumatori, ma molto utili al loro business di nuovi corsi di formazione, anche con soldi pubblici, nuove imprese nonsense, nuovi clienti per loro, che terranno la contabilità e buste paga nelle loro società di servizi.

CONFARTIGIANATO E CNA PUNTANO AL RIBASSO: minima spesa, massima resa!

Nel nostro settore tutti sanno che Confartigianato e CNA, non rappresentano più le imprese di estetica in Italia: difatti da un recente sondaggio, tra le imprese di estetica (35.000), il 99,58% ha detto in modo chiaro ed inequivocabile, CNA E CONFARTIGIANATO NON RAPPRESENTANO LE NOSTRE IMPRESE – NON VOGLIAMO ESSERE RAPPRESENTATI DA LORO.

Noi questa cosa l’abbiamo capita già nel 2007, difatti 16.000 imprese, si sono riunite tra loro, per portare direttamente le istanze dei propri bisogni alle istituzioni, senza intermediari farlocchi, proprio per evitare la rappresentanza apparente di CNA e CONFARTIGIANATO, anche se queste associazioni, ai politici di turno, vogliono far credere di parlare in nome e per conto di chi li ha delegittimati a maggioranza bulgara (99,58%).

Alcuni esempi scellerati di queste associazioni artigiane:

nel 2005, hanno voluto fortemente la nuova legge degli acconciatori e in quella legge hanno sfilato la manicure e la pedicure all’estetista, dando di fatto la licenza ad eseguirle ai parrucchieri. Fortunatamente, i consumatori non sono stupidi e sanno da chi farsi fare la manicure e la pedicure: non a caso 15.000.000 di italiani hanno la loro estetista di fiducia.

Dal 2007, stanno tentando miseramente di introdurre tante figure intermedie, per polverizzare la categoria degli estetisti, 70.000 occupati regolari, con oltre 100.000.000 (cento milioni) di trattamenti eseguiti ogni anno, ma l’opposizione forte delle imprese operanti, ha sempre impedito loro questa operazione così scellerata e dannosa per tutti, consumatori in primis.

È come se l’associazione che dice di rappresentare gli avvocati, dicesse di volere un corsetto per diventare penalista, un corsetto per diventare civilista, in corsetto per diventare amministrativista, senza bisogno di diventare prima avvocato. PURA FOLLIA! Non a caso il 99,58% delle imprese di estetica, non vogliono essere più rappresentati da CNA e CONFARTIGIANATO.

Potrei fare un elenco infinito, ma credo che questi due esempi siano sufficienti a dimostrare come le imprese italiane abbiano delegittimato CNA e CONFARTIGIANATO alla rappresentanza istituzionale

Ci auguriamo fortemente che sia finita l’epoca dove quattro dirigenti delle sedicenti associazioni delle imprese artigiane, commercianti e industriali si chiudono nelle segrete stanze per decidere il futuro delle imprese italiane a loro insaputa.

Sentiamo aria di grande cambiamento anche in questo.

Per rappresentare qualcuno o qualcosa, ci deve essere trasparenza, mandato di rappresentanza e partecipazione, tutto il resto è profondamente sbagliato e soprattutto è da vecchi dinosauri con schemi mentali preistorici che portano solo a fallimenti.

Caro Matteo Salvini e caro Luigi di Maio, 16.000 imprese di estetica vi sostengono e vi dicono che state facendo un egregio lavoro, andate avanti così e non fermatevi, perché queste pseudo associazioni di categoria, al massimo entro 3/5 anni, saranno estinte come i dinosauri. I cittadini, il 4 marzo hanno già mandato a casa la vecchia politica, ora le imprese manderanno a casa questi vecchi carrozzoni politici che rappresentano solo i loro interessi particolari. Questa è la fine che si meritano queste associazioni, che sono rimasti al medioevo e che a nostro avviso hanno contribuito in modo significativo alla perdita di PIL del nostro paese.

Ci auguriamo molto presto che una legge sulle rappresentanze delle associazioni venga fatta, con elementi molto chiari e netti, solo così verranno fuori le associazioni maggiormente rappresentative vere, che non sono certo quelle che abbiamo oggi.

TUTTE LE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA PER ESSERE CREDIBILI DEVONO:

  • Dimostrare chi rappresentano e quanti ne rappresentano e a che titolo.
  • Dimostrare di essere stati eletti dalle imprese (elezione ogni 24 mesi).
  • Dimostrare di non occuparsi di politica.
  • Dimostrare di agire negli interessi degli iscritti e non dei propri
  • Tutte le imprese devono indicare la loro associazione eletta.
  • Creare la giusta competizione tra più associazioni di categoria.
  • Dimostrare di aver ricevuto un mandato preciso e specifico di rappresentanza dalle imprese.
  • Dimostrare trasparenza e partecipazione con la base.
  • Distinguere il mandato di rappresentanza dall’erogazione dei servizi alle imprese.
  • Pubblicazione obbligatoria online del numero degli associati.
  • Pubblicazione on line delle linee guida che l’associazione intende perseguire per conto dei propri iscritti e per quali categorie specifiche.
  • Eliminare i privilegi di soldi pubblici alle associazioni datoriali (Enti bilaterali e CNEL).
  • Vietato il rinnovo automatico della rappresentanza.
  • Ci si può far rappresentare da una sola associazione e non da molte.
  • Possibilità di migrazione online degli associati da una associazione all’altra.

 

PER CNA E CONFARTIGIANATO E CONFINDUSTRIA & COMPANY: cominciate a chiedervi se quello che fate ogni giorno è ciò che vogliono le imprese veramente o se ciò che fate è solo quello che vi interessa personalmente come associazioni, per pagare gli stipendi di migliaia di dipendenti che avete a bordo dei vostri carrozzoni.

PER I POLITICI: cominciate ad ascoltare le imprese senza intermediari farlocchi, e scoprirete che i bisogni delle imprese sono ben differenti da quelli che queste associazioni vogliono far credere, noi lo abbiamo scoperto già nel 2007.

PER GLI IMPRENDITORI DEL VENETO: sappiate scegliere bene da chi farvi rappresentare e se le cose non funzionano, magari chiedete a queste “associazioni di servizi” quale è la loro visione di questo paese, se intendono puntare verso l’alto con tante difficoltà o se intendono puntare verso il basso con molta semplicità, questo determina il futuro delle vostre imprese e non certo un contratto a tempo determinato che passa da 36 a 24 mesi.

Scritto da Confestetica il 30 luglio 2018 alle 16:15

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